Una Città che si Prende Cura: Lo Sportello  “Orientamento Lavoro” della Diocesi di Viterbo

Una Città che si Prende Cura: Lo Sportello “Orientamento Lavoro” della Diocesi di Viterbo

In un’aula gremita, tra i banchi dell’Istituto Teologico San Pietro a Viterbo, si è tenuto il quarto incontro del corso di Sensibilizzazione Socio-Politica “Mario Fani” che ha aperto il cuore su un tema che scuote le fondamenta del nostro vivere comune: “Una città… casa di tutti (poveri, fragili, migranti)”.

Dopo i due interessantissimi interventi di Daniele Camilli e Federico Tomassi, sulle ” Comunità Internazionali” e “Mappatura diseguaglianze Viterbo”, ad accompagnarci in questo viaggio non sono stati solo motivatori esperti, ma testimoni appassionati come Jacopo Giammatteo, direttore dell’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro, insieme ai giovanissimi Francesco Zappa e Filippo Grassi, animatori del Progetto Policoro. Insieme, hanno raccontato come un piccolo ufficio al Polo Caritas stia provando a riscrivere il destino lavorativo del nostro territorio.

La Visione: Mettere la Persona al Centro del Lavoro

Allo Sportello Lavoro non si distribuiscono semplici “posti”. Si coltiva la “fraternità come funzione sociale”. È un concetto potente: la fraternità è ciò che permette a persone distanti per cultura, formazione o ferite, di sedersi allo stesso tavolo e riconoscersi. La filosofia del progetto si muove su una relazione triadica: Persona-Lavoro-Città.

Come ci ricordava Jacopo Giammatteo, “la giustizia è come la radice di un albero”: se è sana, nutre il tronco delle nostre relazioni e le fronde della nostra convivenza. Questa visione ribalta l’approccio assistenzialistico. Non siamo un centro di collocamento che smista pratiche, ma un luogo di orientamento che punta all’attivazione della persona. Perché, come insegnava San Giovanni Paolo II, “il lavoro è per l’uomo” e, come ribadito dal Presidente Mattarella nel maggio 2024, è lo strumento massimo di espressione della dignità umana all’interno della vita sociale.

Un Anno di Attività: I Numeri della Speranza

Il 2025 è stato l’anno della prova del fuoco per lo Sportello. I dati raccolti non sono solo statistiche, ma “storie in cammino”:

  • 115 persone accolte: Ognuna con un volto, un nome e una speranza da ricostruire.
  • Un quarto delle persone (25%) inserite nel lavoro: In un mercato complesso come quello della Tuscia, sapere che una persona su quattro ha ritrovato un’occupazione è un successo della qualità sulla quantità.
  • 127 candidature attivate: Un ponte concreto gettato verso le aziende del territorio.

Quello che i numeri non dicono è la fatica del monitoraggio: il percorso non finisce con la firma di un contratto. Lo Sportello resta accanto a chi è ancora “in cammino”, chi ha bisogno di formazione o semplicemente di non sentirsi solo nella ricerca.

Identikit delle Fragilità: Tra Sogni Inespressi e Ostacoli Burocratici

Chi bussa alla porta del Polo Caritas al Sacrario? La fotografia della nostra città è nitida e, a tratti, dolorosa.

  • I Giovani (43,5%): Spesso arrivano spaesati. Hanno competenze “nascoste” tra hobby e sport che non sanno di possedere. Il compito dello Sportello è “scavare” nei loro talenti per trasformarli in opportunità spendibili.
  • Over 35 e Over 50: Per loro, l’età diventa una barriera ingiusta. Spesso l’esperienza viene ignorata a favore di una data di nascita, creando una fragilità che toglie respiro a intere famiglie.
  • I Migranti e il “Cane che si morde la coda”: È qui che la burocrazia diventa muro. Abbiamo ascoltato la storia emblematica di un ragazzo laureato all’Università di Viterbo, rimasto intrappolato in un circolo vizioso: lo Stato gli chiedeva un lavoro per rinnovare il Permesso di Soggiorno, ma le aziende non potevano assumerlo senza il documento già rinnovato. A questo si aggiungono le barriere logistiche: senza patente o mezzi propri, raggiungere le aziende agricole della provincia diventa un’impresa impossibile.

Una Rete Etica: Il Patto di Responsabilità Sociale

Per sanare queste fratture, la Diocesi ha stretto un’alleanza con la Uila Lega comunale di Viterbo. Insieme ad Antonio Biagioli, è stato siglato un “Patto di Responsabilità Sociale“. La Diocesi si fa mediatore etico, invitando le aziende a una sfida di civiltà.

Il Patto non è un vincolo legale, ma un impegno morale solenne su punti che non possono più essere negoziabili: il contrasto al lavoro nero, la tutela della dignità e, soprattutto, la sicurezza. Non possiamo restare indifferenti sapendo che nel 2024 l’Italia ha contato 1.090 morti sul lavoro, una media tragica di 3 persone al giorno. Il lavoro deve rendere liberi e dare vita, non essere sinonimo di sofferenza o umiliazione.

Sguardi sul Futuro: Oltre l’Emergenza

La sfida che ci attende è immensa. Jacopo Giammatteo ha lanciato una provocazione basata sui dati Istat: l’economia sommersa in Italia vale 202 miliardi di euro l’anno. È una cifra superiore all’intero fondo del PNRR (191 miliardi). Questo squilibrio è il segno di una giustizia sociale che manca e che dobbiamo riconquistare mappando il lavoro invisibile e coinvolgendo sempre più aziende partner.

Vogliamo abitare la nostra città con lo spirito dell’”I Care” di Don Milani. C’è una differenza sottile ma profonda, dicevano i relatori, tra il “dottore” e il “medico”: il primo cura la malattia (la disoccupazione), il secondo si prende cura dell’intera persona. Viterbo sarà davvero una “casa per tutti” solo quando non ci limiteremo a curare i sintomi, ma ci faremo carico della dignità di ogni cittadino.

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Informazioni di Servizio

  • Sede: Polo Caritas al Sacrario, Via Santa Maria In Volturno, 18 – Viterbo.
  • Apertura: 3 giorni a settimana. (Lun-Ven-Sab)
  • Contatti: Ufficio Pastorale Sociale e Progetto Policoro.
  • Telefono: +39 370-342-5302
  • Email: diocesi.viterbo@progettopolicoro.it

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